SluG

   sarebbe bello capirci qualcosa.

 



link
Clerks
Creature Comforts
Emusic
MusicaMetal
Radio Bocconi
Rock Family
il mio archivio
oggi
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
le mie categorie
ahia
è troppo presto e forse dovrei
b-o-r-i-n-g
cina
cinema
città
cose assurde
cose che dovrei tenermi per me
dichiarazioni
hardcore romance
hellyeah
incomprensibile
inutilità
io un po canto
i poverinos
libri
liste
noia
non è colpa mia
note biografiche
note to the self
odio profondo odio
ohibò
playlist
rari discorsi seri
rocknroll
scoperte
superteoria di supertutto
tristeeezzaaa per favore vai vii
una non-vita amorosa
upcoming
vita vissuta
we are here to par-tay
wishlist
counter
*loading* visite



giovedì, 28 agosto 2008
 

I don't know why you say goodbye, I say hello

Aggiornate i vostri bookmarks!

Da dopodomani, e fin tanto che mi troverò in terra finnica, proseguo con un blog tematico:

unarennaperamico.splinder.com

Venitemi a trovare! E toglietevi le scarpe prima di entrare.

postato da iatethesun | 09:26 | commenti (1)


martedì, 26 agosto 2008
 

But we can go to Mars

Ma, per dirne una, gli aerei potrebbero avere la decenza di smetterla di cadere, perdere pressione, incendiarsi o semplicemente fare qualsiasi cosa tranne che volare proprio nei dieci giorni in cui ne prenderò la bellezza di tre, per un totale di nove ore?

Raduno cose e cerco di stiparle tutte nella mia valigia prestata molto di marca anche se lo spazio non basta e il peso nemmeno; mai stata via da casa così tanto (sulla lunga distanza, perchè poi tra dieci giorni sono ancora qui!), mai andata così al freddo, mai stata così tranquilla e confusa allo stesso tempo. Perchè ora c'è Helsinki, e per fortuna, ma poi c'è la scadenza ufficiale della vita da studente e dei suoi privilegi, c'è la necessità di un lavoro vero con uno stipendio vero, c'è lo spauracchio di una villetta a schiera pagata da un mutuo quarantennale, della Brianza che incastra e di una vita normale.

Tre mesi e mezzo, non vorrei fossero gli ultimi per pensare a un'esistenza rock'n'roll prima di lavorare ninetofive in un qualche ufficio di creativi al soldo di produttori di carta igienica, in un ufficio stampa per artisti che non hanno niente da dire, o semplicemente a Mtv, che è anche così vicina e mi eviterebbe di dover sostenere anche l'onerosa spesa dell'abbonamento ATM. Non posso pensarci ora. C'è un quarto di anno da vivere e speriamo che le cose cambino, in meglio possibilmente.

Un respiro e via. E via.



lunedì, 25 agosto 2008
 

Meno cinque?

La settimana si è chiusa con la visione de "Il Divo" (bellissimo, e grazie a dio che qualcuno ha ancora voglia di fare cinema così in Italia) e la partenza per la Liguria, dove ho strisciato fino a una dozzina di ore fa. Il contatto con la mia famiglia è così invogliante che mi sono fatta il check-in da sola, se potessi partirei ora.

Per fortuna che c'è ancora tanto da fare, amici da salutare, vestiti da aspirare nei sacchi contenitivi e poi si prende il fiato e via. Che anche l'altro locale dove intendo svernare è veramente vicino.

Ojyè!

postato da iatethesun | 13:10 | commenti


mercoledì, 20 agosto 2008
 

Aaaah. Uuuuuh. Aaaah.

Ohibò che giorni strani. Pieni di cose da fare (le liste si sprecano, ma ormai mi si conosce) in una città talmente vuota e priva di amici che sto dando un significato tutto nuovo alla parola ozio. Purtroppo anche la frase pulizia in camera sta assumendo un significato beffardo, ma tant'è.

Dieci giorni dieci alla partenza. Una valigia prestata. Un computer nuovo di pacca e imbarazzantemente intelligente. Tanta musica con cui sto riempiendo questa Milano così desolante, talmente oldschool che l'altra sera io e un'amica di passaggio siamo state importunate da un junkie vecchio stile di quelli che chiedono scinquanta scentesimi (consegue ragionamento interno sull'adattamento di stereotipi sui tossici degli anni '90 al nuovo conio). Pochi pensieri, e io che pensavo una scimmia lottatrice di sumo mi si sarebbe accomodata sulle spalle.

Sebbene ieri sera abbia sterminato le ultime pagine della Banda Dei Brocchi rimanendo un paio d'ore nel buio a pensare a come cavolo si faccia a descrivere così bene quel momento, proprio quel momento di passaggio definitivo e inesorabile dall'adolescenza più cretina a questa sorta di giovane adultità nella quale ormai noi siamo destinati a sguazzare a lungo. Mi ha messo i brividi. Forse perchè sto caricando sto viaggio di significati inutili e romantici ma boh, forse quattro-cinque anni fa la rivoluzione sarebbe stata andare a Londra a lavorare in un Tesco qualsiasi e sentirsi molto rock'n'roll, ora come ora è farsi prendere dall'infatuazione per un paese che non conosco nemmeno, e partire per un luogo immaginario di musica e immagini che magari non esiste nemmeno.

Non è così che i detestati studenti Texani fanno quando arrivano da noi in infradito a Marzo con la testa piena di Rinascimento e Fellini?

I paesi piccoli sono comunque sempre destinati a destini piccoli?

Ma soprattutto, chi sono i miei coinquilini?

 

postato da iatethesun | 15:48 | commenti (1)
libri, noia, hellyeah, vita vissuta


venerdì, 15 agosto 2008
 

Un tutor chiamato Chubacca

In una scala da uno a venticinquemila, quanto è inutile il Ferragosto?

Ormai neppure Studio Aperto riesce a renderlo un evento imperdibile; i suoi due intervistati tipo (uno: il ragazzo-con-il-tribale su una spiaggia random del centro Italia, due: la vecchina di origine meridionale abbandonata in una città del Nord) sono nell'ordine poco entusiasti e poco lacrimevoli; non ripongo alcuna speranza in Lucignolo e nei suoi bagagliai aperti sull'eccitante mondo di via Padova di notte (chiedetevi perchè non girano a piedi).

Approfitto per sottoporre il mio nuovo portatile a tutto lo stress possibile immaginabile prima che scada la supergaranzia, faccio liste di medicinali e cosmetici e cerco di trattenermi dallo scrivere il countdown sul muro. Quindici giorni. Ecco.

Per il resto Milano deserta davvero, e forse la capellona o l'ex tronista dovrebbe venire a intervistare me perchè non ci sono amici, non c'è famiglia, non ci sono vicini; c'è solo burocrazia da rimandare a quando gli uffici saranno aperti, tempo per fare spazio nella testa e in valigia e visualizzazioni varie di che suono avrà il nome con cui si presenterà il mio tutor al mio atterraggio a Helsinki. Non mi esprimo oltre.

E poi rock'n'roll, per favore. Tavastia non deludermi. Hellacopters tornate insieme (o rimaneteci ancora fino a gennaio, e tornate a casa! o quasi).

postato da iatethesun | 18:32 | commenti


mercoledì, 13 agosto 2008
 

La funzione shuffle descrive al meglio il momento

My new resolution is to be
Someone who does not take everything to seriously
I want to laugh and joke and have a smoke and have a good time
And join an institution that will fuel my mind

Whoever said ignorance, oh it was bliss
Well there's something there that I declare they surely missed
'cause in the days of modern ways you'll get passed by
Try to have some fun, not always run, take it in stride

I was out there, on an open sea
No direction, and no one to lead
And then I look back and how did we get there?
The way was foggy, but we didn't really care
'cause stagnance makes me drown, and I really want to live

My new resolution is to be
Someone who does not care what anyone thinks of me
'cause I don't even like myself half the time
And what's the use in worrying what's on other people's minds?

My new resolution is to be
Someone who does not care what anyone thinks of me
'cause I don't even like myself half the time
And what's the use in worrying what's on other people's minds?

I was out there, on an open sea
No direction, and no one to lead
And then I look back and how did we get there?
The way was foggy, but we didn't really care
'cause stagnance makes me drown, and I really want to live

And then I look back and how did we get there?
The way was foggy, but we didn't really care
'cause stagnance makes me drown, and I really want to live

(Heartless Bastards, New Resolution; il disco si chiama Stairs and Elevators ed è tanto bello, puro e pulito che toglie il fiato).



martedì, 12 agosto 2008
 

Hurry Hurry Mama, I'm coming back home.

Ci deve essere qualcosa di strano nel mio pc abbandonato per due settimane: ieri sera non funzionava il tasto per cancellare i testi, ora semplicemente mi hanno lasciata, nell’ordine: l’antivirus, il firewall, l’antispyware e persino il pannello di controllo non sta troppo bene. Le zanzare milanesi, invece, stanno benissimo, come dimostrano i numerosi bozzi che coprono il mio collo, le mie spalle e i miei piedi.

A Roma non ci sono zanzare.

A Roma la metropolitana è puntuale, fresca, e non abbandona villici e turisti in mezzo al niente solo perchè c’è la pavimentazione da rifare.

A Roma la panna sul gelato è gratis, il che è in grado di spiazzare la milanese media (panna = 1 euro in più). A Roma il cielo è blu e fa un caldo abominevole, roba che qua nemmeno nei giorni di afa più pura. Roma è bella. Punto.

Però ora è di nuovo il tempo di Milano, del suo cielo a pecorelle e di questo anticipo di autunno caldino che mi sto godendo come non mai, proprio perchè tra meno di venti giorni un freddo aereo mi porterà al freddo nord, e penso che, per quanto i miei tutor dai buffi nomi si ostinino a rassicurarci, di lunghe serate tiepide ne vedremo ben poche. Non so come stare, si era capito? E’ dura vivere un semestre e un’estate in funzione di una partenza e comunque cercare di non caricarla di aspettative.

E come evitarlo, d’altronde? Non sono mai andata così vicina a dove volevo essere.

Ora c’è solo una desolante Milano Nord (buona per pensare, ottima per scrivere), il sorriso sulle labbra che mi ha lasciato Roma, la gioia di mettere il golfino di cotone la sera, i resti dell’abbronzatura toscana e questa specie di precario equilibrio zen per il quale davvero in questo mese ho fatto una scorpacciata di Italianità fino ad averne la nausea; fosse per me sarei pronta per impacchettare tutto e partire subito.

O quasi.

 

postato da iatethesun | 19:25 | commenti


venerdì, 25 luglio 2008
 

Senza parole

Rimane da dire che qui da noi, in risposta a un curriculum non accettato, ci manca poco che non tirino testate nei denti. Cazzarola ero così vicina...

postato da iatethesun | 11:52 | commenti (2)


giovedì, 24 luglio 2008
 

Spaziale Surreale

Partiamo dal presupposto che puntualmente quando vado a Torino e torno di ottimo umore, qualcuno in treno mi da notizie che me lo rovinano, o perchè tragiche, o perchè, come in questo caso, profondamente irritanti. Per la precisione comincerò il mio soggiorno Helsinkese in un ostello che ha un nome che sembra una bestemmia, e già mi distaccherò non poco dai fellow bocconians, che invece hanno già scelto luoghi inaccessibili alle mie taschine.

O affascinanti uomini nordici, salvatemi voi dalla prospettiva di essere una vera rocker (testimoniato da patente numero 1500) veramente squattrinata in mezzo a gente che rock non è (e nemmeno squattrinata).

Affascinanti uomini nordici come in effetti sono gli Hives, che (sì, monotoni, arrogantini, scopiazzatori) ogni volta sono fonte di immense soddisfazioni; come incontrarli mentre tornano (sudati, rossi, flaccidini, svedesi) dalla piscina comunale di Torino, in una situazione nella quale non si sapeva esattamente se fossimo più in imbarazzo noi o loro (e grazie a dio che la mia seconda personalità britannica sa sempre cosa dire) (più o meno). E mentre i fratelli Almqvist attirano su di sè l'attenzione del grande pubblico (attenzione che può essere dolorosa, se si hanno le mani sulle transenne mentre Per, detto Pelle, decide di camminarci sopra) io ogni volta rimango basita davanti a lui. Senza parole, davvero.

E ora c'è una due giorni veloce veloce per mettere insieme biglietti di treni, ostelli e casini vari, poi vacanza vera per due settimane, e poi si torna qua a fare le valige. Come dicevo a un caro e complicato amico, l'iperattività ci rende liberi.



mercoledì, 23 luglio 2008
 

Not a lot of fun

In partenza nuovamente per Torino per un altro morso di Spaziale Festival, sperando vivamente in una figura un po' migliore rispetto l'altra volta per gli organizzatori, così gentili da virare sull'alcol le ire dei pochi presenti per la gestione pessima del palco e dell'impianto. Mah. Sarà che durante i concerti degli Hives succede sempre qualcosa di strano e bello (due volte fa: conferma della presenza di un'amica, una volta fa: conferma che la via era verso nord), sarà che la trasferta costa, sarà l'apocalisse familiare nel quale mi ritrovo in questo momento ma cerco di procedere secondo il vecchio credo del nessuna aspettativa nessuna delusione.

Ho preparato i miei primi mixtapes influenzata da un libro bellissimo che ho letto da Fnac: il piano originale era di farli su cassetta ma ho presto ceduto al cd. Ventitrè canzoni in rigoroso ordine alfabetico, ergo una per ogni lettera escluse Y e W. In effetti sono parecchio soddisfatta.

Mentre scrivo in TV passano i Tokio Hotel che cantano in tedesco e sono effettivamente una delle cose meno sexy e rock'n'roll che io abbia mai sentito, ed è nota la mia (più che altro) passata passione per gli uomini efebici, ma qui, ragazzi, si va oltre il bene e il male. Mi chiedo se le ragazzine ora avranno un mezzo cool per imparare il tedesco, anche se effettivamente la cosa non ha funzionato con l'inglese dei Take That all'epoca, quindi ripongo ben poche speranze. Mi chiedo se i Tokio Hotel abbiano delle groupies, e conseguentemente quanti anni possano avere, 13?

Forse dovrei chiedermi cose meno inutili. Che il treno parte tra due ore!